Fotovoltaico, una tecnologia con costi troppo elevati?
La ricerca e l'industria hanno trovato la soluzione: convertire la parte più costosa, il Germanio, nel comune silicio. Quest’ultimo, oltre ad essere economico, ha efficienze record di conversione pari al 39%, e non è da escludere il fatto che si possa arrivare ad efficienze superiori al 40%.
E’ grazie alla Dichroic Cell, all’Università degli Studi di Ferrara e al CNR-INFM (Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto Nazionale per la Fisica della Materia) che è riuscita la trasformazione.
Le celle fotovoltaiche sono costituite da Silicio, Arseniuro di Gallio (GaAs), Fosfuro di Indio e Gallio (InGaP), e da Germanio (Ge) che è l’elemento più raro e costoso. Perciò la Dichroic Cell ha pensato di lavorare proprio su questo aspetto cercando elementi più economici che potessero sostiuire il Germanio senza che ne fosse compromessa la resa. La ricerca si è orientata verso il silicio , che al contrario, è un elemento più disponibile e a buon mercato. Ecco dunque ideato un procedimento che usa il reattore L.E.P.E.C.V.D. (Low Energy Plasma Enhanced Chemical Vapor Deposition), che funziona come una specie di forno: dopo che è stato depositato il Germanio sul Silicio avviene la trasformazione di un elemento nell’altro.
La sofisticata tecnologia, nata in ambito aerospaziale negli anni ‘90, promette di abbattere del 60% i costi del substrato delle celle fotovoltaiche. Costi che si abbassano del 30% nel caso di un substrato in Germanio puro. La ricerca è stata tenuta segreta fino a oggi, fino a quando cioè non si è riusciti a passare alla produzione su scala industriale. Perciò la Dichroic Cell ha iniziato a commercializzare i pannelli fotovoltaici dal substrato virtuale dallo scorso settembre (2009) annunciando l’attuale disponibilità a coprire il 10% del fabbisogno energetico nazionale.